THE KING
E’ difficile parlare di Jack Kirby senza essere banali; alla sua figura sono state dedicate decine e decine di saggi e articoli apparsi un po’ ovunque, nelle riviste specializzate e non. Ciononostante, tutto l’inchiostro versato può solo parzialmente rendere quello che quest’uomo geniale ha rappresentato per il mondo del fumetto e, di pari passo, per l’immaginario collettivo della sua generazione e di quelle a venire. Dalla sua matita emerge un talento eclettico e visionario, nutrito di una cultura fantascientifica letteraria e allo stesso tempo popolare, dalla quale emergono le sue avveniristiche architetture aliene, i suoi complessi macchinari tecnologici, i suoi androidi spaziali dalla pelle dura come il cemento.
Ma la capacità di “inventare” di Kirby, di creare grandi affreschi dinamici, è palese soprattutto nel suo personalissimo impiego delle figure: la “potenza” del suo tratto - tra l’espressionismo e il caricaturale - l’energia che sprigiona dai movimenti, sono qualcosa di assolutamente rivoluzionario per i tempi in cui uscirono; fu Kirby, tra l’altro, a rompere la tradizionale composizione della tavola in rigidi pannelli, sperimentando diversi formati di vignetta, con vigorose immagini che strabordano da essa, quasi a voler colpire in pieno l’occhio del lettore. Basta sfogliare un qualsiasi fumetto di Kirby per comprendere il potere suggestivo delle sue storie, la funzionalità emotiva dei suoi visi e dei suoi corpi, e per immergersi in quel famoso Sense of Wonder che da sempre circonda questo tipo di produzione.
E’ per questo che, quando li si sfoglia, si può esser certi di non sprecare l’appellativo di Arte, se si ammette che in certi casi questa possa convivere con la produzione commerciale. Nel caso di Kirby l’arte non solo convive con la produzione, ma ne è stata il motore: perché dopo il suo passaggio la macchina-Marvel non si è più fermata, fino a diventare il colosso mondiale che è oggi.
personaggi, da Capitan America a Thor, dai Fantastici Quattro agli X-Men, anche se mai riconosciuto come “padre” dello stesso mitologico Universo. Epiteto, questo, da sempre attribuito al “sorridente” Stan Lee. Quando se ne è andato, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo dei Comics, Kirby se ne andato consapevole e orgoglioso dell’eredità lasciataci, e fiero di una carriera ricca di successi, seppure – forse – lasciando dietro di sé questo rammarico; la sua ingenua “superbia”, molto più dignitosa di una ostentata falsa-modestia, lo spinse nel 1990 a rilasciare una storica e controversa intervista al Comics Journal, all’interno della quale, attribuendosi l’esclusiva paternità dell’Universo Marvel, tingeva un ritratto per nulla lusinghiero del suo ex-collega Stan. L’intervista non mancò di suscitare polemiche e sollevare domande, anche in Italia, dove divenne un acceso argomento di discussione tra gli appassionati. Nel corso di questo articolo ne pubblicherò qualche stralcio, non con l’intento di riaccendere i fuochi della diatriba (tra l’altro già “risolta”), quanto piuttosto di fornire un ulteriore tassello a quello che vuole essere – prima di tutto – un semplice e sentito omaggio all’arte e all'opera del “Re”.
svariate serie, ma guadagnandosi la sua prima importante affermazione, con le strisce di Blue Beetle, firmate con lo pseudonimo di Charles Nicholas, fino a quando, in onore al personaggio di Alex Raymond Rip Kirby, assunse definitivamente il nome di Jack Kirby.Simon e Kirby capirono che gli Usa, appena reduci da una grave crisi economica ed in procinto di entrare in guerra, avevano bisogno di un eroe particolare, di un simbolo che ne incarnasse lo spirito libertario. Nacque così questo forte e temerario paladino della libertà vestito coi colori della bandiera americana, impegnato a combattere non bande di alieni invasori, bensì il ben più temibile spauracchio Nazista. La funzione propagandistica di questo primo Capitan America è palese, e non fu mai negata da Kirby che, ebreo, aveva i suoi buoni motivi di avercela coi tedeschi; lavorò ai primi 35 episodi, divertendosi a rappresentare gli esponenti dell’Asse Roma-Berlino come dei mostri bavosi senza scrupoli e pietà. A parte questo, conferì alle scene di battaglia uno stupefacente “senso dell’Azione”, cominciando a sperimentare sulle figure – disposte all’interno di spettacolari splash-pages - le sue celebri ed enfatiche pose plastiche; certo, siamo ancora distanti dalla piena maturità del suo stile, ma il talento del giovane Kirby è innegabile.
Cap riscosse un immediato successo e la “ditta” Simon & Kirby divenne sinonimo di fumetti di qualità.
tipo di genere; come racconta lo stesso Kirby, gran parte del loro successo era frutto di felici intuizioni ma anche di scelte oculate, come accadde con gli albi “romantici”: << C’erano già i “Pulps”, romanzi a dispense con storie d’amore, e c’erano delle apposite sezioni sui quotidiani. Per non parlare del Cinema. Come ti guardavi intorno, non trovavi che storie d’amore! Così mi venne in mente che non ci eravamo mai occupati di storie di quel genere: io e Joe passammo una notte intera a riflettere e alla fine uscì un titolo...>>.
qualcosa di più vicino a sé, che affrontasse le sue stesse paure quotidiane; non alieni umanoidi, bensì uomini travolti da una situazione aliena: gli eroi in costume presero così a considerare i propri superpoteri più come una maledizione, che come un dono; mentre Superman nascondeva la sua superiorità dietro l’aspetto comune di Clark Kent, loro ERANO persone comuni costrette ad indossare una maschera per preservare le loro vite private dalla diffidenza e dal disprezzo dei coetanei (Spider-Man).Nel giro di qualche anno, Kirby aveva praticamente dato forma e sostanza a tutti i nuovi personaggi della Casa delle Idee, lavorando su decine e decine di albi…
(…) uscii fuori con personaggi che nessuno aveva mai visto prima. Erano i Fantastici Quattro, e Thor…Anche i loro nomi li ho inventati io (…). Poi creai anche l’Uomo Ragno, e decidemmo di affidarlo a Ditko. Io disegnai la prima copertina dell’Uomo Ragno. Inventai il personaggio, il suo costume e le idee per le sue storie, ma non potevo fare tutto. Ditko era l’uomo giusto per disegnarlo, e fece un ottimo lavoro >>.


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