lunedì 18 maggio 2009

REALTA' E IMMAGINAZIONE /Pt.1

Di Francesco De Paolis


Realtà e immaginazione, si sa, spesso sono interdipendenti. A volte in maniera del tutto imprevedibile. L'ultimo caso è quello del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, recentemente comparso nelle vesti di coprotagonista in ben due fumetti amatissimi dal pubblico americano e non, ovvero Savage Dragon e il celeberrimo Uomo Ragno!

Ma non è certo la prima volta che realtà e fantasia si con-fondono...

Ad esempio durante la Seconda Guerra Mondiale, i primissimi albi di supereroi editi da Marvel e Dc mostravano Hitler, Mussolini e uno stuolo di generici giapponesi malmenati allegramente dagli impavidi eroi americani: Capitan America, Namor, il Sub-Mariner, Superman, Capitan Marvel Jr. e molti altri personaggi più o meno conosciuti affiancavano l'esercito alleato umiliando puntualmnte le truppe naziste. In questa maniera si voleva instillare nei giovani lettori americani un senso di fiducia e dare una visione vincente ed eroica dei loro parenti, amici o semplici connazionali impegnati al fronte.

Neanche la Disney si è sottratta alla propaganda anti-nazista: esiste infatti un cartone con protagonista Paperino, datato 1943, dal titolo “Der Fuhrer’s Face”, dove lo sfortunato papero è un nazista (!) addetto al montaggio in una fabbrica di bombe, vessato dai suoi superiori e costretto a salutare continuamente una foto del Fuhrer, salvo poi scoprire che si trattava solo di un incubo, e di trovarsi ancora nei suoi cari, vecchi Stati Uniti!
Ma è sicuramente Topolino il character disneyano che, nel bene e nel male, si è più trovato a collidere con la realtà. Personaggio/trademark della Disney, si è diffuso capillarmente in tutto il mondo in oltre ottant’anni di avventure a fumetti, cartoni, film d’animazione e attraverso uno sterminato merchandising, diventando un icona dell'America ma anche l’emblema (non-vivente) della teoria delle conseguenze inattese. Avrebbe mai potuto immaginare infatti, il caro vecchio Walt, che la sua creatura avrebbe smosso interessi finanziari tali da influenzare le leggi americane sul copyright, facendo spostare di continuo in America la data in cui un’opera, alla morte dell’autore, diviene di pubblico dominio? O, ancora più improbabile (se non da futuro distopico), che un epigono del tutto simile al simpatico eroe venisse sfruttato dai fondamentalisti islamici per macabre lezioni televisive atte ad educare i bambini alla guerra?

Il “Topolino fondamentalista” in questione si chiamava Farfur, ed era l’ospite fisso di
Pionieri di domani”, una trasmissione per ragazzi di Al-Aqsa TV, la rete ufficiale di Hamas in Palestina. Insegnava ai bambini come utilizzare e riconoscere le armi, e li indottrinava/educava all’odio razziale e religioso. Parlo al passato perché, nell’ultima puntata, pare si sia “immolato” per la causa (sigh).
In Occidente abbiamo potuto assistere a un fenomeno diametralmente opposto: vi sono stati infatti personaggi che, nonostante lanciassero messaggi di giustizia e fratellanza, sono stati altrettanto bistrattati e malvisti dalla critica, come dispensatori di sentimenti d'odio e cattivi valori.

Un esempio lampante in questo senso è quello italiano, dove, alla fine degli anni '70, si assiste all'“invasione nipponica” degli schermi televisivi; certa critica "ufficiale", abituata ai cartoni "politicamente Corretti" di Disney e Hanna & Barbera, accusò gli Anime di violenza insensata e gratuita. Protagonisti di questi cartoni erano soprattutto i celeberrimi “robottoni” come Goldrake, Mazinga Z e Jeeg robot d'acciaio, impegnati nel difendere il pianeta Terra da spietati invasori alieni.
Una delle caratteristiche peculiari di queste serie, al contrario della sostanziale "immobilità" e del persistente buo
nismo di quelle americane, era fondamentalmente la marcata "umanità" dei suoi personaggi, che si evolvevano e crescevano attraverso esperienze spesso dolorose. Al contrario di quanto è stato detto e scritto all'epoca, vi era una valenza educativa in questi eroi e nei loro antagonisti: sia "buoni" che “cattivi” non erano monodimensionali, ognuno di loro soffriva e aveva le sue ragioni, suggerendo implicitamente che il mondo non è tutto bianco o nero, e che "male" e "bene" non sono affatto concetti assoluti.

Va detto che ciò che culturalmente differenzia l’animazione giapponese da quella occidentale (e quindi il modo in cui vengono percepiti dall’opinione pubblica i cartoni animati) è che essa produce vari tipi di serie indirizzate espressamente a diversi target e diverse fasce d’età, quindi contenenti anche tematiche destinate a un pubblico più "maturo", in luogo dei nostri che, solitamente, sono rivolti esclusivamente ad un pubblico di bambini in età pre-adolescenziale.
Complice una certa disinformazione imperante sull’argomento, l’italiano medio di solito confonde il termine “tematiche adulte” con la pornografia: per la stragrande maggioranza della popolazione gli stessi termini “Anime” e "manga” sono sinonimi di materiale erotico, che in realtà è solo una delle possibilità espressive del mezzo (questo particolare genere viene definito Hentai), al contrario molto vasto in termini di contenuti.

Una delle serie giapponesi più "adulte" che si possano citare è senz'altro quella di Ken il Guerriero, tra l'altro un vero e proprio "cult" televisivo degli anni '80. Molti critici le hanno voluto imputare effetti negativi sul giovane pubblico di telespettatori, spesso senza il minimo nesso logico. E' stato detto ad esempio, in maniera del tutto infondata, che il protagonista abbia indotto i giovani a lanciare sassi dai cavalcavia; un collegamento che balza subito all’occhio per la sua assurdità: in nessun episodio di Ken Shiro si assiste ad un simile gesto. Si tratta dunque di una delle tante etichette negative di cui si serve certa stampa sensazionalistica per creare un caso mediatico. Pare chiaro invece che fu proprio la diffusione da parte dei media di pochi, isolati gesti di questo tipo, a “lanciare la moda” (mi si perdoni l’involontaria battuta) dei sassi gettati dai cavalcavia.

Ma la diffidenza e la paranoia nei confronti di certi personaggi di fantasia non è di casa solo in Italia. Nel 1978, nella serie animata dei Fantastici Quattro, la Torcia Umana venne sostituita dal robottino Herbie, per paura che i bambini, per spirito di emulazione, si facessero del male imitando il focoso eroe. Da questa risibile vicenda il cartoonist John Byrne prese lo spunto per una storia molto struggente e drammatica del celebre Quartetto, dove assistiamo alla triste storia di un ragazzino troppo solo, il cui idolo nella vita è proprio Johnny Storm, la Torcia Umana. Preso dalla disperazione e dalla vana speranza di poter imitare la sua grandezza, il ragazzo si getta addosso della benzina e si dà fuoco, rimanendo gravemente ustionato; morirà in un letto d'ospedale, non prima di essere raggiunto al capezzale da Johnny, la cui presenza allieta i suoi ultimi istanti. La tragedia manda l’eroe in crisi, il quale non può evitare di tormentarsi, pensando addirittura di cessare la sua attività supereroica. Solo l'intervento di una presunta entità cosmica, che rivela il perché e il percome il bambino sia giunto a quel punto (il suo essere costantemente ignorato e deriso) lo sgrava dal senso di colpa.

Neanche Spider-Man è passato immune alla censura. Ne L'ultima caccia di Kraven, fumetto-capolavoro di J.M. DeMatteis e Mike Zeck pubblicato nel 1987, si narra del disagio psichico di uno storico nemico del celebre arrampicamuri, Kraven il cacciatore. La storia ebbe bisogno di una "appendice”, pubblicata ben cinque anni più tardi, per venire incontro alle continue lamentele di alcune madri che ritenevano altamente diseducativo il messaggio di fondo della saga, che - a detta loro - sembrava lodare e giustificare il comportamento del criminale, che alla fine muore suicida.

Un "semplice" fumetto, quindi, non solo può ispirarsi alla realtà, ma può anche influenzarla tangibilmente, rilasciando echi di varia natura nel tessuto sociale; può farlo scatenando polemiche o fornendo una prospettiva inedita di culture e tendenze diverse da quelle dominanti, o ancora letture controverse di eventi storici.
Nel primo caso (il più frequente), a suscitare scalpore può essere una svolta epocale nella vita di un personaggio entrato di diritto nell’immaginario collettivo, come avvenne ad esempio con la morte di
Superman, o col matrimonio gay fra Apollo e Midnighter, coppia omosessuale di supereroi corrispettivi dei canonici Batman e Superman. Nel secondo, opere come le splendide graphic novel Maus di Art Spiegelman, incentrata sull'Olocausto, o come Persepolis, di Marjane Satrapi, che racconta la repressione operata dal regime iraniano.
C'è poi il caso della celebre storia di Spider-Man, realizzata da J.M. Straczynski e John Romita Jr., dedicata agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001

La Marvel in particolare è sempre stata legata ai grandi temi contemporanei, inevitabilmente verrebbe da aggiungere, data la (felice) decisione di ambientare le avventure dei suoi personaggi non in città fittizie (come fa ad esempio la sua rivale di sempre, la DC Comics) bensì realmente esistenti, in primis proprio New York City. Nel corso degli anni, nei suoi albi abbiamo assistito alle rivolte studentesche negli anni ’60 e ’70, alla guerra del Vietnam, e i lettori si sono conforntati coi disagi provocati dai problemi razziali e della droga (Harry Osborn, Cloak and Dagger), come anche alla spietatezza del sistema economico americano, che spesso getta a terra i propri cittadini senza aiutarli a rialzarsi (Devil: Rinascita), fino al già citato attacco alle torri gemelle.
Insomma, i fumetti Marvel fungono un po’ da “termometro sociale” degli Stati Uniti, come ha dimostrato anche in tempi recenti la maxi-saga
Civil War dove, tramite il confronto tra due fazioni distinte di supereroi pro e contro la Registrazione dei Superumani (un’occasione di miglioramento per i primi, una schedatura fascista per i secondi), ha messo in scena lo scontro ideologico che sta vivendo adesso l’America post 11/09: la sicurezza viene prima di tutto, anche delle libertà personali?

Un approccio totalmente nuovo al mondo dei supereroi, ancora più rivolto al realismo si ha con la controversa serie Authority, Pubblicata dalla Wildstorm-DC Comics e creata dallo scrittore Warren Ellis e dal disegnatore Bryan Hitch nel 1999; si tratta di una versione assolutamente "politically Scorrect" della Justice League of America (supergruppo Dc all'interno del quale militano Batman, Wonder Woman e Superman) dove i Supereroi decidono di non volersi limitare a proteggere e mantenere lo Status Quo, bensì di intervenire attivamente nelle questioni geopolitiche, sedando o provocando guerre…

Ne riparleremo!



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